domenica 12 ottobre 2008
GANZIRRI COME PRIMA PEGGIO DI PRIMA
E ' chiaro che chi viene eletto dovrebbe governare perchè ha avuto la fiducia della "maggioranza" degli elettori anche se molti dicono "turandosi il naso" . Un vero amministratore che abbia a cuore la propria città, si dà una mossa nei primi cento giorni realizzando in piccolo o in grande le promesse preelettorali. Avete visto qualcosa? mah! sono orbo. Io non vedo niente di positivo. Strade sporche, aiuole squallide, caos anarchico, abusi di ogni tipo, bulletti da quattro soldi che rompono i timpani, mancanza di contolli sulla sicurezza, scuole fatiscenti. Insomma una città invivibile. Ganzirri è sempre lì con il suo laghetto salmastro, il verde incolto sul lungolago, le merde sui marciapiedi, gli imbecilli che deturpano i monumenti, i maleducati che lasciano i loro sporchi avanzi sui sedili e lanciano le bottiglie dei loro intrugli nel lago. E questo accade tutti i giorni e le notti di questo splendido quanto sfortunato villaggio. I nostri rappresentanti di quartiere, si sono defilati, hanno raggiunto la pace dei sensi con l'elezione. Eppure con quale veemenza, prima del voto, promettevano sfraceli se l'amministazione comunale o provinciale sarebbero stati indifferenti nei confronti del villaggio. Dove sono quei Masianello da strapazzo?
Loro dicono che non hanno alcun potere, che l'amministrazione non risponde! Ma che cavolo di persone sono questi, ci hanno derubato dei voti perchè ci rappresentassero e sono lì a dire signorsì al Bokassa di turno! Se non sono capaci di ottenere almeno un po' di pulizia, perche non tornano a fare quello che sempre hanno fatto: i fannulloni! Ma fare i furbetti a spese della comunità è da galera!
lunedì 9 giugno 2008
AIUTO RITORNANO!!!!

Il 15 e il 16 si vota, finalmente, non era più sopportabile il clima del "mi dai il tuo voto e se puoi aiutami, chiedilo per me ai parenti e agli amici!!" Certo che se dovessi darlo a tutti quelli che me l'hanno chiesto, dovrei dividermi o clonarmi un centinaio di volte.
Quanta "rumenta" in quei visi affissi sui muri della città, quante ridicole speranze in quelle facce accattivanti e in quei motti da "io speriamo che me la cavo". Che spasso quegli atteggiamenti da pseudo intellettuale di aria "sinistra"; divertenti e quanto mai sconcertanti quei piacioni della "destra" che si atteggiano a manager. Basta, sono le ultime ore, poi tutto tornerà tranquillo nello squallore più sordido che una città come Messina si è confezionata addosso. Comunque questo esercito di illusi è intorno a noi, ci tira la giacchetta, promette mari e monti, spudoratamente, con quella "faccia da schiaffi" ammiccante e sorniona. Ma quale passione politica, quale militanza, queste nullità chiedono di essere promossi nella stanza dei bottoni per i loro squallidi interessi di tasca e cambiano bandiera con la facilità di un fazzolettino usa e getta.
lunedì 22 ottobre 2007
la grande bugia

venerdì 27 luglio 2007
I SOLONI DELLA DEMOCRAZIA

CONFSAL, UGL, CISAL e COSMED che hanno fissato i criteri per l’individuazione dei sindacati che hanno diritto a sedere ai tavoli della contrattazione collettiva nazionale e alla conseguente fruizione di permessi, aspettative e distacchi. Naturalmente solo i concertativi entrano a far parte della "cupola" le zanzare, meglio sbatterle fuori, non hanno diritto a rappresentare i lavoratori nonostante le numerose adesioni e rappresantività RSU. Si pubblicano, qui di seguito, le denunce del Sindacato GILDA -UNAMS UNA DELLE SIGLE DEGLI INSEGNANTI A PIENO TITOLO PIU' RAPPRESENTATIVE PER SEDERE AL TAVOLO DELLE TRATTATIVE.Una diffida all’Aran che verrà notificata oggi. Comincia così la battaglia della Confederazione Cgu e della Federazione Gilda Unams contro la procedura intrapresa dall’Agenzia per la modifica del Contratto quadro del 1998 che stabilisce le regole di rappresentatività sindacale.
Mancanza dell’atto di indirizzo governativo previsto dal decreto legislativo 165/2001, obbligatorio per avviare ogni procedura negoziale, ed eventuale modifica della distribuzione delle prerogative sindacali, tra cui contrattazione, distacchi, permessi, assemblee nei luoghi di lavoro: questi alcuni dei motivi alla base dell’azione legale attivata dalla Gilda.
Già nei giorni scorsi il coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, Rino Di Meglio, aveva lanciato l’allarme su quello che si configura come un vero e proprio attentato alla libertà sindacale, ricordando che la federazione Gilda Unams, presente da venti anni nel mondo della scuola, ha sempre abbondantemente superato, tra numero di iscritti e voti ottenuti alle elezioni delle Rsu, la soglia del 5% necessaria per la partecipazione alla contrattazione nazionale.
“La modifica che l’Aran intende apportare al contratto – dichiara Di Meglio – rappresenta un tentativo di cambiare le regole del gioco e di fare fuori la Gilda a tavolino. Se la manovra passasse, avrebbe effetti anche retroattivi: se le iscrizioni non sono tutte intestate direttamente alla sigla sindacale che ha concorso alle Rsu – spiega il coordinatore nazionale – non valgono più nulla. Così gli iscritti della Federazione Gilda Unams passano da 47.000 a zero, la Gilda e i suoi alleati perdono la rappresentatività voluta da 60.000 elettori, e i confederali si spartiscono le “spoglie”, cioè distacchi e permessi che prima spettavano alla Gilda. La conseguenza paradossale di tutto ciò – conclude il leader sindacale – è che chi ha perso le elezioni aumenta lo stesso il proprio esercito di burocrati sindacali, a discapito di quanto è stato decretato da libere e democratiche consultazioni elettorali. Se il Governo non interverrà subito, un accordo scellerato tra Cgil, Cisl, Uil e Aran determinerà la costituzione di un monopolio sindacale”.
ACCENDETE I RIFLETTORI SULL’ARAN!
Cari amici giornalisti, abbiamo bisogno di voi. In questa calda estate, mentre mezza Italia è al mare o in montagna a godersi un po’ di riposo, presso l’ARAN si sta consumando un vero e proprio attentato alla libertà sindacale e di associazione, mediante una modifica retroattiva delle regole per il riconoscimento della rappresentatività sindacale ovvero del diritto di poter fare assemblee nei luoghi di lavoro ed aver riconosciute le altre prerogative sindacali.
Se non vi sarà una mobilitazione dell’opinione pubblica che induca il Governo ad intervenire, la prossima settimana, con un accordo tra CGIL, CISL, UIL ed ARAN il tavolo delle regole verrà rovesciato a favore della costituzione di un monopolio sindacale.
domenica 8 luglio 2007

La mia soddisfazione per un atto dovuto, non nasce dal contestare "la Messa accessibile in lingua volgare" così come i soliti intellettuali radical chic , con la puzzetta sotto il naso, blatereranno al ritorno della Messa in latino. Detto tra noi
la celebrazione in italiano, comprensibilissima e "accessibile", ha perso il senso dello spazio sacro: sempre più le chiese sono luoghi dove si chiacchiera, si gironzola, si entra come in un museo per guardare le opere d'arte, si applaude come a teatro per sentire un concerto, si partecipa distratti a una festa di nozze.
Si partecipa alla vita "comunitaria" solo per apparire, ci si aggrega ai gruppi per fare "setta" dov'è finita la sacralità del rito?
La messa in latino potrà essere celebrata di nuovo se richiesta dai fedeli.
sabato 30 giugno 2007
RECITA DI FINE ANNO DELLA CLASSE QUINTA DI PAPARDO.
Imbarcarsi nell'avventura recita di fine corso con 28 alunni è un'idea da pazzi, così diceva il maestro Freni, un musical poi, non se ne parla, chi li fa cantare? chi li fa ballare? Sono 28 pesti, un'impresa destinata a fallire. La maestra Sara Pollino lo pregava , "dai maestro Freciamola, alle canzoni ci penso io, a farli ballare pure". Tutti noi abbiamo cominciato a lisciare il maestro, "vedrai non ti faremo arrabbiare, impareremo tutto e tu sarai contento di noi". Chissà come, chissà perché, si convince. Insieme alla maestra Sara, il maestro sceglie la "Divina commedia" una parodia musicale tutta da ridere.
Dante e Beatrice sono subito scelti, tocca a Lorenzo Barresi parlare fiorentino e alla frizzante cocchina Ylenia Maugeri la parte di Beatrice

(tanto gentile e onesta pare la Donna mia quando altrui saluta...) Virgilio, il grande poeta latino, non poteva che

MESSINA TRA MITI E LEGGENDE

Punta prima ed estrema della Sicilia, porta dell’Isola, sfogo celeste della perfetta volontà creatrice, dimora di Nettuno, Orione e del gigante Peloro, terra di miti e leggende. Manifestazione limpida e pura di prodigio naturale, liturgia del Cristo e del divino Cosmo. Magia e incontro tra mari di natura differente, divisione e miscuglio di sentimenti, speranze, paure e sogni. Catena montuosa amena e dolce, che degrada dolce e maestosa verso il mare fin dagli albori della sua primordiale e ancestrale storia. Archetipo di celestiale creazione. Miscuglio di sacro e profano di storia e leggende, di culture e religioni, di soprannaturale ed umano, di miracoloso e di effimero. Messina e’ tutto questo e molto altro. DA MASTRONARDO
La storia di Colapesce DA PRESS.SICILIA.IT
Cola o Nicola è di Messina ed è figlio di un pescatore di Punta Faro. Cola ha la grande passione per il mare. Amante anche dei pesci, ributta in mare tutti quelli che il padre pesca in modo da permettere loro di vivere. Maledetto dalla madre esasperata dal suo comportamento, Cola si trasforma in pesce. Il ragazzo, che cambia il suo nome in Colapesce, vive sempre di più in mare e le rare volte che ritorna in terra racconta le meraviglie che vede. Diventa un bravo informatore per i marinai che gli chiedono notizie per evitare le burrasche ed anche un buon corriere visto che riesce a nuotare molto bene. Fu nominato palombaro dal capitano di Messina. La sua fama aumenta di giorno in giorno ed anche il Re di Sicilia Federico II lo vuole conoscere e sperimentarne le capacità. Al loro incontro, il Re getta una coppa d’oro in mare e chiede al ragazzo di riportargliela. Al ritorno Colapesce gli racconta il paesaggio marino che ha visto ed il Re gli regala la coppa. Il Re decide di buttare in mare la sua corona ed il ragazzo impiega due giorni e due notti per trovarla. Al suo ritorno egli racconta al Re d’aver visto che la Sicilia poggia su tre colonne, una solidissima, la seconda danneggiata e la terza scricchiolante a causa di un fuoco magico che non si spegneva. La curiosità del Re aumenta ancora e decide di buttare in acqua un anello per poi chiedere al ragazzo di riportarglielo. Colapesce è titubante, ma decide ugualmente di buttarsi in acqua dicendo alle persone che avessero visto risalire a galla delle lenticchie e l’anello, lui non sarebbe più risalito. Dopo diversi giorni le lenticchie e l’anello che bruciava risalirono a galla ma non il ragazzo, ed il Re capì che il fuoco magico esisteva davvero e che Colapesce era rimasto in fondo al mare per sostenere la colonna corrosa.
Tale mostro impersona, nell’immaginario collettivo, un vortice formato dalle acque dello stretto. Tale ninfa mitologica greca è figlia di Poseidone e di Gea ed era tormentata da una grande voracità. Giove la scaglia sulla terra insieme ad un fulmine. E’ abituata a bere grandi quantità di acqua che poi ributta in mare Anche in questo caso, come il precedente, il passaggio di Eracle dallo stretto di Messina insieme all’armento di Gerione è provvidenziale: quando essa gli rubò alcuni buoi per divorarli, Giove la colpisce con il fulmine e la ninfa precipita in mare trasformata in un mostro. Il primo a raccontare questo mito fu Omero spiegando che Cariddi si trova di fronte a Scilla. Anche Virgilio parla di Cariddi nel suo poema Eneide.










